Sentiamo quotidianamente parlare di "sicurezza alimentare", ma che cos'è?

Il concetto è complesso e multidimensionale. 

La definizione di sicurezza alimentare comunemente accettata è quella della FAO (organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) proposta in occasione del vertice mondiale sull’alimentazione (il World Food Summit) tenutosi a Roma nel 1996, secondo la quale la sicurezza alimentare, in inglese food security, mira ad assicurare a tutte le persone e in ogni momento una quantità di cibo sufficiente, sicuro e nutriente per soddisfare le loro esigenze dietetiche e le preferenze alimentari per una vita attiva e sana.

La proposta della FAO, accolta anche dalle altre agenzie internazionali dell’ONU, dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e dai vari Paesi del mondo, aveva lo scopo di trovare delle soluzioni alle conseguenze negative delle politiche agricole per l’autosufficienza alimentare portate avanti nei trent’anni precedenti. 

Conseguenze che comprendono anche i gravi danni ambientali e sociali legati all’espansione dell’agricoltura di piantagione di tipo industriale a scapito dell’agricoltura familiare di sussistenza, la riduzione di diversità nelle colture alimentari, la diffusione massiccia di fertilizzanti e pesticidi previsti dal pacchetto della rivoluzione verde), le difficoltà economiche dei Paesi più poveri che facevano fatica a mantenere i grandi progetti di sviluppo agricolo e gli impianti di irrigazione, il forte indebitamento di questi Paesi.

Lanciato già a metà degli anni Novanta, l’approccio della sicurezza alimentare centrato sulla questione dell'accesso al cibo continua oggi a guidare ed influenzare le scelte politiche in materia di agricoltura e di cibo a livello globale. 

Secondo la FAO, per assicurare a tutte le persone e in ogni momento una quantità di cibo sufficiente, sicuro e nutriente, è necessario:

  1. Migliorare la produzione agricola e il commercio dei prodotti alimentari in modo da garantire forniture di cibo in tutte le stagioni. In altre parole, rendere il cibo disponibile
  2. pensare nuovi modi di produrre e commercializzare per garantire cibo di buona qualità e in quantità sufficienti. Rendere il cibo accessibile;
  3. diffondere e utilizzare modi adeguati di preparazione e conservazione del cibo; puntare sulla conoscenza dei valori nutrizionali e sull’equa distribuzione del cibo per ogni fascia d’età e considerando le differenze tra uomini e donne. L’obiettivo è di rendere il cibo adeguatamente utilizzabile;
  4. creare delle scorte di cibo e dei piani per distribuirle in modo da garantirne l’accesso sicuro alle persone e alle famiglie durante i periodi di emergenza e di crisi. E quindi, rendere il cibo una risorsa.

Oltre al sostegno delle produzioni attraverso progetti di sviluppo, per la FAO l’accesso sicuro al cibo si realizza anche attraverso gli aiuti alimentari o le importazioni di cibo

La sicurezza alimentare mira a sconfiggere fame e povertà attraverso lo sviluppo economico generato dalla crescita dei rendimenti, soprattutto in agricoltura. Si tratta quindi di far aumentare le rese dei terreni e quindi produrre di più, ma anche controllare maggiormente l’andamento del mercato e la stabilità dei prezzi che regolano la possibilità o meno di accedere al cibo. Se i prezzi aumentano troppo diventa difficile per le persone, soprattutto quelle con un potere d’acquisto molto basso, riuscire a nutrirsi in modo adeguato.

Quello della FAO è un approccio quantitativo che mira a risolvere i problemi di mancanza o insufficienza alimentare attraverso una serie di operazioni matematiche con specifiche finalità:

  • aumentare la produzione mondiale di cibo;
  • diminuire la popolazione mondiale;
  • diminuire il costo del cibo.

Pertanto, la sicurezza alimentare, così come perseguita dalla FAO, più che contribuire a risolvere il problema della fame, incentivi il commercio del cibo e quindi, l’idea del cibo come merce, come risorsa economica (in inglese commodity).

Una delle contraddizioni della sicurezza alimentare è proprio il fatto che per garantire il cibo a tutti – obiettivo nobile ed importante da raggiungere – ci si preoccupa meno di dove e come il cibo viene prodotto e consumato e degli impatti ambientali, sociali, culturali che può avere produrre un cibo a migliaia di chilometri da dove verrà poi consumato. La distanza tra i luoghi di produzione e di consumo viene normalmente riempita di intermediari che in qualche modo facilitano lo scambio e nello stesso tempo allontanano chi produce da chi consuma. Il cibo oggi, essendo considerato un bene di scambio e quindi economico, viene prodotto dove è più conveniente e commercializzato nel modo più conveniente. Con questa logica saranno i Paesi o le aziende più forti e più potenti ad avere maggiori margini di scelta di dove e come produrre cibo.

D'altro canto, maggiori saranno le capacità dei governi di assicurare la sicurezza alimentare dei loro Paesi, maggiori saranno anche le probabilità di riuscire ad assicurare la stabilità sociale. La sicurezza alimentare è fondamentale per determinare la potenza di un Paese.

In nome della sicurezza alimentare ogni Paese mette in campo strategie economiche, politiche e talvolta anche militari per assicurare alla sua popolazione una disponibilità di cibo adeguata a soddisfare i bisogni alimentari di tutte le persone. Le scelte di ogni Paese dipendono dal potere e dalla forza che esso ha a livello internazionale. La disponibilità di cibo è affidata alle importazione e alle esportazioni, quindi allo scambio e questo avviene per ogni tipo di alimento, dai cereali alla verdura, dalla carne ai latticini.

In contrapposizione con le politiche della sicurezza alimentare promosse dalle agenzie internazionali si sono mobilitate le organizzazioni di contadini e di consumatori in difesa della possibilità di decidere cosa produrre sulla propria terra. Questi movimenti sono andati nel corso degli anni sviluppandosi, contaminando altri attori del mondo agricolo come allevatori, pescatori, ecc. e diffondendosi in tutto il pianeta. La lotta di questi movimenti ha per obiettivo il perseguimento della sovranità alimentare. Il principio della sovranità alimentare è maturato, infatti, in un contesto fortemente critico che riconosce da un lato l’importanza della sicurezza alimentare e dall’altro mette in discussione i metodi utilizzati per raggiungerla (ad esempio meccanizzazione agricola, utilizzo di prodotti chimici, l’agrobusiness, le privatizzazioni, la trasformazione dei prodotti alimentari in beni economici, il lancio degli organismi modificati geneticamente).