Dal 5 aprile 2018, con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo n° 145 del 15 settembre 2017, scatta l’obbligo di indicare nell'etichetta degli alimenti, la sede e l'indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento.


La norma permette di verificare se un alimento è stato prodotto o confezionato in Italia ed è stata fortemente voluta dai consumatori che, per l’84% secondo la consultazione on-line del Ministero delle Politiche Agricole, ritengono fondamentale conoscere, oltre all’origine degli ingredienti, anche il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione.


L'inadempienza costa cara, sono infatti previste sanzioni che vanno da 2.000 euro a 15.000 euro, per la mancata indicazione della sede dello stabilimento ovvero nel caso di omessa indicazione di quello effettivo se l'impresa disponga di più stabilimenti. Pertanto, se l'operatore del settore alimentare dispone di più stabilimenti, non è vietato indicare tutti gli stabilimenti purché quello effettivo sia evidenziato mediante punzonatura o altro segno identificativo.


Nel caso di prodotti non destinati al consumatore finale ma alla ristorazione collettiva (ho.re.ca.) o all’azienda che effettua un’altra fase di lavorazione, ci si può limitare a indicare la sede dello stabilimento solo sui documenti commerciali di accompagnamento.


L'obbligo, peraltro, era già sancito dal Decreto Legislativo n° 109/1992, oggi sostituito dal Decreto Legislativo n° 231/2017, abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare. L'Italia ha deciso per la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.


Insieme allo stabilimento di lavorazione andrebbe prevista l’indicazione obbligatoria in etichetta per tutti gli alimenti anche dell’origine degli ingredienti che è di gran lunga considerato l’elemento determinate per le scelte di acquisto dal 96% dei consumatori.


La Coldiretti ha avviato - a tal proposito - una mobilitazione popolare #stopcibofalso nei confronti dell’Unione Europea per fermare il cibo falso e proteggere la salute, tutelare l’economia e bloccare le speculazioni.


La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo viene avviata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers’ market d’Italia e on-line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.it ma sono previste anche iniziative lungo tutta la Penisola. L’obiettivo è dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Spagna Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso.


Una scelta che ha spinto la Commissione Europea ad avviare con quattro anni di ritardo una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta come previsto dal Regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori n° 1169/2011, entrato in vigore nel dicembre 2013.