La versione definitiva del documento del Terzo Forum di alto livello delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili - non menzionando strumenti dissuasivi sui prodotti alimentari e bevande - salva i principali prodotti del Made in Italy, che hanno rischiato di essere inseriti in una black list internazionale – che poteva prevedere anche l’apposizione di allarmi, avvertenze o immagini shock sulle confezioni per scoraggiarne i consumi - a causa del loro contenuto di sale, zucchero e grassi.


Sistemi di informazione visiva sono già utilizzati in alcuni Paesi, come il Cile dove si è già iniziato a marchiare con il bollino nero, sconsigliandone di fatto l’acquisto, prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi. La Gran Bretagna ha invece optato per l’etichetta a semaforo che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle nostre tavole per favorire prodotti artificiali, alcune volte ad alto contenuto chimico.


Il consumatore deve essere in ogni caso informato sui contenuti nutrizionali nella maniera più completa e dettagliata, ma soprattutto chiara. D’altronde, un corretto regime alimentare si basa sull’equilibrio nutrizionale tra i diversi cibi consumati e non va ricercato sullo specifico prodotto.


Il Made in Italy agroalimentare nel 2018 ha raggiunto un nuovo record aumentando le esportazioni del 3% nei primi sei mesi dopo il valore di 41,03 miliardi del 2017.